

Il punto di forza per le imprese: chi gestisce le regole, gestisce il rischio
Esiste un equivoco diffuso nelle imprese italiane: lo smart working è ancora percepito come un benefit da concedere ai dipendenti, una concessione generosa che genera fidelizzazione. Quella stagione è chiusa.
Oggi, ogni giorno in cui un dipendente lavora da casa senza un quadro documentale preciso è un giorno in cui l’azienda accumula un’esposizione legale non quantificata. Non è un’ipotesi remota: sono i tribunali italiani a stabilirlo, sentenza dopo sentenza. L’imprenditore che comprende questo meccanismo prima degli altri non solo si protegge, ma acquisisce un vantaggio competitivo reale — perché costruisce un assetto organizzativo solido che regge a qualsiasi verifica ispettiva o controversia giudiziaria.
Il messaggio è semplice: chi definisce le regole del lavoro agile le controlla; chi le ignora, le subisce.
La svolta giurisprudenziale: Padova e Milano hanno cambiato le regole del gioco
Le imprese devono conoscere due pronunce recenti che hanno spostato in modo significativo il perimetro della responsabilità datoriale.
Tribunale di Padova — Il rimborso delle spese mediche private
Una lavoratrice in smart working si è infortunata presso la propria abitazione. Il datore di lavoro e l’Inail sono stati chiamati a rispondere non soltanto dell’infortunio in sé, ma anche delle spese mediche sostenute in regime privato. Il Giudice ha ritenuto giustificato il ricorso alla sanità privata considerata l’urgenza tecnica dell’accertamento e i tempi del sistema pubblico. Il collegamento con l’attività lavorativa è stato ritenuto sufficiente per far scattare la tutela.
Implicazione diretta per l’impresa: l’azienda può essere esposta a rimborsi di costi sanitari ben superiori ai tariffari pubblici, senza che ci sia stata alcuna violazione “classica” della normativa di sicurezza. Il rischio economico è imprevedibile se la gestione documentale è approssimativa.
Tribunale di Milano, sentenza del 17 luglio 2024 — L’infortunio durante il permesso personale
Una lavoratrice in smart working si è infortunata mentre si recava a prendere la figlia a scuola, durante un permesso personale. L’Inail aveva negato la tutela, qualificando l’accaduto come “rischio generico”. Il Tribunale ha ribaltato quella valutazione: sussiste l’occasione di lavoro anche durante le pause o i permessi, perché il lavoratore è tutelato ogni volta che si allontana dal luogo di prestazione e vi fa ritorno, purché lo spostamento risponda a criteri di ragionevolezza e conciliazione vita-lavoro.
Questo orientamento trova fondamento nella giurisprudenza della Cassazione — in particolare nell’Ordinanza n. 18659/2020 e nella Sentenza n. 7313/2016 — che ha esteso la tutela infortunistica ai tragitti interrotti o deviati per ragioni personali funzionali all’organizzazione familiare.
Implicazione diretta per l’impresa: il confine tra vita privata e attività lavorativa, per i giudici, è molto più sfumato di quanto si creda. Ogni tragitto compiuto in prossimità dell’orario di lavoro può generare responsabilità.
La Strategia di difesa dell’Impresa: quattro azioni immediate
La buona notizia è che esiste uno scudo normativo: la Legge annuale per le PMI n. 34/2026, in vigore dal 7 aprile 2026, ha introdotto un quadro regolatorio preciso attraverso il nuovo comma 7 bis all’art. 3 del D.lgs. 81/2008. Questo significa che il legislatore ha fornito alle imprese gli strumenti per limitare la propria responsabilità, a condizione che vengano usati con rigore.
Ecco le azioni concrete da implementare senza ritardo:
Conclusione: non esiste più una zona franca
Lo smart working non è mai stato una zona grigia sul piano normativo — ma fino a poco tempo fa i giudici erano pochi e le sentenze rare. Oggi non è più così. Le pronunce di Padova e Milano dimostrano che i tribunali sono pronti a estendere la tutela infortunistica ben oltre i confini dell’ufficio e la Legge 34/2026 ha reso penalmente rilevante l’omessa consegna dell’informativa ai sensi dell’art. 55, lett. C del D.lgs. 81/2008.
Il monito è uno solo: ogni giorno trascorso con accordi obsoleti o informative non aggiornate al 7 aprile 2026 è un giorno di esposizione a sanzioni penali e risarcimenti difficilmente prevedibili.
L’azione è immediata: richiedete subito un audit dei vostri protocolli di lavoro agile. Verificate che gli accordi individuali definiscano correttamente i limiti della prestazione, che le informative siano state aggiornate ai nuovi standard e che il RLS abbia ricevuto formale comunicazione. Se non avete certezza su uno solo di questi punti, è il momento di confrontarsi con un professionista specializzato prima che sia un giudice a farlo al vostro posto.
Chi gestisce le regole oggi, non le subisce domani.

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